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’12 Faust

Liberamente tratto e adattato da Faust di Fernando Pessoa

Il Faust di Pessoa è un’opera composta di brevi e affascinanti frammenti di pensieri e vita, pochi dialoghi e lunghi monologhi, intermezzi lirici che prendono corpo in un “lungo delirio di un’anima in pena che grida il suo dolore e il suo orrore per l’inconoscibilità dell’esistenza” (da Fernando Pessoa – Poesie – Faust / a cura di Luigi Panarese, scelta di Giorgio Longo).

Il Faust è un dramma sulla lotta tra l’Intelligenza e la Vita, lotta in cui l’Intelligenza risulta sempre perdente, un “canto macabro e meraviglioso in cui vita e morte, conoscenza e ignoranza sembrano figlie di uno stesso essere di cui nulla sappiamo, e del quale forse nemmeno la morte è l’ultima risposta”.

In un mondo sospeso tra la Vita e la Morte, in un’eternità senza Dio, né cielo, né inferno, Faust è annoiato e deluso. Passa il tempo a riascoltare parole e frasi della sua vita terrena, rivivendo emozioni e attimi di beckettiana memoria. Rievoca così il passato nel tentativo estremo di ottenere ulteriori conoscenze, con cui concedersi tutto il piacere e il sapere del mondo.

Come trasportati dalle parole gli appaiono personaggi della sua vita: Vicente, il servo fedele, Maria, l’amore mancato e la vecchia venditrice di elisir. Ognuno di loro cercherà di suggerirgli una via d’uscita ai suoi tormenti, Vicente la semplicità, Maria l’amore e la vecchia la magia. Accanto ad essi insolite ed eteree creature, sbeffeggiano Faust commentandone la storia e, in un susseguirsi di azioni tragicomiche, ne conducono l’anima all’eterna perdizione.

Pessoa tentò a lungo di terminare questo lavoro, senza mai riuscirci, ciò che rimane è stato pubblicato nel 1989 dopo che un centinaio di fogli disordinati e pasticciati furono ritrovati nel baule delle sue carte e pubblicati postumi alla sua morte.

“Ah, tutto è simbolo e analogia! Il vento che passa, la notte che rinfresca sono altra cosa che la notte e il vento ombre di vita e di pensiero. Tutto ciò che vediamo è altra cosa. La marea vasta, la marea ansiosa, è l’eco di un’altra marea che sta dove è reale il mondo che c’è. Tutto ciò che abbiamo è dimenticanza. La notte fredda, il passare del vento sono ombre di mani i cui gesti sono l’illusione madre di questa illusione. Tutto trascende tutto ed è più o meno reale di ciò che è.”

Fernando Pessoa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto di Dafne Starace e Christiana Viola

 

 

 

 

 

 

 

 

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