vietnam vietnam


Sprazzi di Vietnam, da vedere, sentire, udire, ascoltare, mangiare e bere. Sogno di uno spettacolo in gesti, semplice e concreto, come una terra rumorosa, caotica, calda, come il centro del mondo. Uno spettacolo che parla di donne. Donne, donne, donne. Il Vietnam è una donna che lavora come gli uomini, si fa beffe degli uomini, costruisce case, ripara strade e fogne, gestisce da sola un bar, ha pensieri concreti. Semplice. Donna esile e leggerissima, figura onirica che maneggia piccoli fiori di plastica rossi con rara maestria, fabbrica umilmente origami dalle forme esaltanti, con piccole manine aggraziate e forti, proprio come un origami. Donna sola che vive esistenze solitarie, per i figli, donna amazzone, dal fisico mascolino, che nasconde la propria femminilità, ritenuta, modesta, elegante, che non fa rumore, quella delle ombre silenziose e buie, rare, come l’ombra che nel nord del Vietnam non c’è mai, perché il sole non c’è mai, il sole è raro e prezioso; è quando esce il sole che esce l’ombra, esce la femminilità.